Valeria Guerra

Approfondimenti

Ansia

L'ansia è un'emozione di base assolutamente normale e necessaria.
Si tratta di uno stato di attivazione dell'organismo che risponde ad un meccanismo fisiologico, chiamato di attacco e fuga, che prende il via quando ci si trova di fronte ad una situazione di pericolo e aiuta l'individuo a fronteggiare la situazione. Grazie a questo meccanismo istintivo si ha una rapida attivazione di tutte le funzioni motorie e mentali, aumenta immediatamente il livello di vigilanza e in pochissimo tempo si è pronti ad attaccare o a fuggire.

I problemi insorgono se l'attivazione del sistema è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alla situazione che ci si trova ad affrontare. Quando questo meccanismo funziona male è fonte di grossi disagi e rende complicato lo svolgersi quotidiano della vita fino ad ostacolare o impedire normali attività.

Quando ci troviamo in una situazione socialmente importante o semplicemente ad essere esposti in pubblico le mani cominciano a sudare, poi la sudorazione diventa continua e più estesa, sentiamo le gambe tremare e ci prende uno stato di agitazione. In casi come questo il pericolo percepito è di tipo sociale, legato alla propria immagine, per cui la reazione è del tutto inadeguata, invece di essere d'aiuto crea forti disagi.

Altre volte il pericolo che viene avvertito non ha a che fare con l'esterno ma riguarda un conflitto interiore, un nostro pensiero oppure una paura cosciente, accettabile che ne maschera una più profonda e meno accettabile. Anche in questi casi non avremmo bisogno di una reazioni di attivazione.

Con un percorso psicologico si può imparare gradualmente a gestire l'ansia attraverso un un processo di comprensione di sé stessi, e del proprio funzionamento sociale e psicologico.

Il superamento dell'ansia e dei sintomi collegati aiuta le persone a sperimentare un nuovo benessere psicologico, che influisce positivamente sulle relazioni, sul funzionamento lavorativo, e su una migliore predisposizione ad affrontare la quotidianità e la sua complessità.

Tra i disturbi d'ansia troviamo:

  • Disturbo d'ansia generalizzata
  • Disturbo di panico
  • Fobia
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Disturbo post-traumatico da stress (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders)

Attacchi di panico

Il disturbo di attacco di panico si manifesta con uno stato d'ansia che cresce lentamente fino ad arrivare ad un picco, di forte malessere fisico:

  • difficoltà nel respiro, tachicardia
  • sensazioni di soffocamento
  • vertigini
  • sudorazione, vampate di calore
  • tremore
  • pensieri catastrofici di avere un attacco cardiaco, di sentirsi male, di svenire, di morire, di impazzire e di perdere il controllo
È un episodio improvviso di breve durata e accompagnato da una paura molto intensa. Gli attacchi di panico possono condizionare fortemente la vita di una persona impedendole di svolgere anche le normali attività. A causa del terrore legato agli attacchi di panico, la persona sviluppa facilmente una sorta di paura della paura, che la porta ad evitare tutte le situazioni in cui le potrebbe capitare di nuovo e le situazioni dalle quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o quelle dove potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.

L'evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente e la persona diviene schiavo del suo disturbo. Non riesce a fare le cose da solo ed ha bisogno di essere sempre accompagnato. Le persone che gli stanno vicino, pur permettendogli dei margini di movimento, alimentano la paura di stare da solo ed il circolo vizioso che si viene a creare.

Lo scopo della terapia è di aiutare la persona a prendere consapevolezza del circolo vizioso in cui si ritrova e a mettere in atto delle strategie per uscirne.

Depressione

Quando si affronta una perdita si percepisce una frattura nella propria esistenza, la tristezza e il raccoglimento, la perdita di interesse per l'esterno rappresentano gli strumenti per elaborare tale evento e attivare le risorse per intessere una nuova coerenza biografica. Come un albero che si ritira durante l'inverno per poi rifiorire in primavera con nuova energia vitale.
A volte l'inverno sembra non voler cedere il posto alla primavera, questi sentimenti permangono e diventano pervasivi al punto da ostacolare il normale riprendere della vita quotidiana.

Queste condizioni di intima sofferenza, naturali componenti dell'esperienza di vita, possono, infatti, assumere toni tali da compromettere il benessere e la qualità dell'esistenza.
Si possono innescare una serie dei meccanismi mentali che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno e possono insorgere sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di compromettere il funzionamento di una persona, nonché le sua abilità ad adattarsi alla vita sociale.

Si può instaurare un vero e proprio disturbo con la diagnosi di depressione.
Si tratta di un disturbo molto diffuso tra la popolazione, sembra, infatti, che ne soffra dal 10% al 15% della popolazione, con una frequenza maggiore tra le donne.
Tra gli eventi scatenanti possiamo trovare anche il divorzio e la separazione, cambiamenti nelle condizioni lavorative, la malattia di una persona cara, gravi conflitti familiari, cambiamenti nel giro di amicizie, cambiamenti di città.

Anoressia e bulimia

I disturbi del comportamento alimentare sono oggi considerati dei fenomeni complessi che chiamano in causa:

  • componenti di tipo socio-culturale (cambiamento del ruolo della donna, società centrata sull'immagine, bella ed efficiente, e sul controllo, maggiore importanza dell'essere un buon genitore, ecc…)
  • aspetti psicologici individuali
  • caratteristiche del sistema familiare
Possiamo considerarli come un unico fenomeno, seguendo l'impostazione che riconduce i diversi disturbi ad uno stesso stile relazionale e ad organizzazioni di personalità molto simili con delle distinzioni tra anoressia e bulimia da un lato e obesità dall'altro.

ANORESSIA MENTALE

L'anoressia è legata alla perdita totale o parziale dell'appetito.
È uno stato patologico che insorge prevalentemente in giovani,spesso donne, per conflitti di tipo emotivo, i più comuni dei quali riguardano l'accettazione del proprio ruolo femminile, e per conflitti psicologici maturati all'interno del nucleo familiare, in genere con la figura della madre.

A parte il rifiuto ad alimentarsi c'è l'apparente totale mancanza di preoccupazione per il vistoso dimagrimento, il comportamento appare vivace e normale, anche se l'estrema debolezza può portare a condizioni anche mortali.

Ci sono tre segni che consentono di distinguere un'anoressia mentale dalle altre forme di anoressia:
  1. il disturbo dell'immagine corporea di proporzioni deliranti da cui dipende anche l'assenza di preoccupazione per stadi anche gravissimi di emaciazione
  2. il disturbo della percezione e cognizione degli stimoli provenienti dal corpo, da cui dipendono, ad esempio, l'iperattività, nonostante l'evidente esaurimento di energia e l'eccessiva persistenza delle posture corporee estremamente disagevoli, come se il corpo non ne soffrisse
  3. il senso paralizzante di impotenza cui si collega il terrore di perdere il controllo sui propri istinti orali ed essere travolti dall'impulso incontrollato a mangiare
L'anoressia mentale va distinta dalle anoressie reattive che possono insorgere in ogni età in rapporto a un trauma emotivo umiliante e deludente, dalle anoressie croniche che iniziano nella prima infanzia e migliorano solo transitoriamente nell'adolescenza persistendo per tutta la vita con numerosi disturbi ipocondriaci; dai dimagrimenti per difficoltà meccanico funzionali ad alimentarsi quali disfagie, fobie, spasmi esofagei e vomiti incoercibili. dai rifiuti del cibo di origine malinconica o schizofrenica, e infine dalle anoressie di origine endocrina.

BULIMIA

La bulimia è caratterizzata dalla presenza di episodi di perdita del controllo nel mangiare, ripetuti nel tempo. Le persone bulimiche, come le anoressiche, presentano una grande fragilità emotiva ma, a differenza di queste, hanno una grande difficoltà nel dominare le proprie reazioni. Molte più donne che uomini hanno problemi di bulimia, e ancor più comunemente essa capita tra le adolescenti. La persona interessata è di solito consapevole che il suo modo di mangiare è anomalo e per ciò prova paura o senso di colpa.
Indizi di questo disturbo comprendono l'iperattività, particolari abitudini alimentari o frequenti perdite di peso.

Malattia

La malattia grave è uno degli eventi critici che spingono una famiglia a cambiare la propria organizzazione, sollecitando un cambiamento nelle forme di legame attuate fino a quel momento. Gli effetti che una grave malattia somatica esercita su una famiglia non sono esattamente prevedibili e sono fortemente collegati a come i membri vivono e interpretano le situazioni critiche.

Tra i sottosistemi familiari è la coppia che risente maggiormente della malattia, nel caso del cancro il partner è sottoposto ad un forte stress e aumenta le richieste nella vita quotidiana manifestando spesso ansia, incertezza paura della malattia e della morte.

Un modello utilizzato per comprendere questo fenomeno presenta cinque fasi che possono anche alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo, con diversa intensità, e senza un preciso ordine, dato che le emozioni non seguono regole particolari, ma anzi come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte.

  1. Fase della negazione o del rifiuto: è caratterizzata dal fatto che il paziente ritiene impossibile di avere proprio quella malattia. Il processo di rifiuto circa il proprio stato di salute può essere funzionale al malato per proteggerlo da un'eccessiva ansia di morte e per prendersi il tempo necessario per organizzarsi. Con il progredire della malattia tale difesa diventa sempre più debole.
  2. Fase della rabbia: dopo la negazione iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari e il personale ospedaliero. La frase più frequente è "perché proprio a me?". È una fase molto delicata dell'iter psicologico e relazionale del paziente. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta d'aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.
  3. Fase del patteggiamento: in questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed in quale progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che secondo i valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazione del paziente, sia con le figure religiose. In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile.
  4. Fase della depressione: rappresenta un momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. Questa fase viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva ed una preparatoria. La depressione reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi. La depressione preparatoria ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell'imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.
  5. Fase dell'accettazione: In questa fase il paziente tende ad essere silenzioso ed a raccogliersi, inoltre sono frequenti momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto. È il momento dei saluti e della restituzione a chi è stato vicino al paziente, il momento del "testamento".
La malattia da il via ad una fase di transizione per affrontare la morte come passaggio d'eredità materiali e morali. In questo senso la malattia presenta una caratteristica inequivocabile della fase anziana: essere l'ultima e contraddistinta dall'esperienza della perdita. La morte è il marcatore della transizione: dà significato a tutti gli altri eventi e attiva aspetti simbolici. Il passaggio dalla presenza all'assenza lascia un vuoto reale, ma contemporaneamente fa emergere il piano delle connessioni simboliche familiari e sociali e obbliga i familiari a procedere col passaggio di consegne e la distribuzione delle parti ed eredità familiari per un riassetto dell'equilibrio gerarchico all'interno delle relazioni familiari prima che la morte sopraggiunga.

La generazione anziana è chiamata a fare spazio in modo attivo ai figli adulti, riconoscendoli come responsabili della crescita delle generazioni successive e della cura di quelle precedenti.

La generazione adulta è chiamata ad assumere una posizione di capofila generazionale.

Serve un lavoro congiunto delle generazioni d'assunzione della responsabilità dell'esercizio della cura verso le generazioni successive e precedenti (tacita trattativa di ciò che del passato va abbandonato e ciò che va mantenuto), con l'investitura degli adulti e attraverso trasmissione, accoglimento ed elaborazione della memoria familiare.

La transizione avviene con successo quando la prima generazione si trasforma in una presenza interiorizzata che dà forza alla generazione seguente.

La transizione diventa difficoltosa se la prima generazione è stata deficitaria a livello genitoriale e/o coniugale, oppure è stata colpita da perdite e lutti che non ha saputo/potuto affrontare oppure vi sono lutti irrisolti nelle generazioni ancora precedenti.

Relazioni e affetti

La complessità delle relazioni quotidiane pone a volte disagi e conflitti nell'interazione con gli altri significativi, che non sempre riescono a stemperarsi attraverso il dialogo e il confronto.
Sia le relazioni familiari che quelle sentimentali sono portatrici a volte di disagio, di difficoltà, di sofferenza, laddove non scorrano in modo soddisfacente e pienamente gratificante.
La Consulenza Psicologica e la Psicoterapia sono strumenti utili ad affrontare le difficoltà e valutare eventuali soluzioni ai problemi presentati dagli individui, o dalle coppie, qualora esse decidano di intraprendere insieme il percorso, e dunque affrontare la situazione da due punti di vista differenti.

La famiglia adolescente

La fase adolescenziale comporta notevoli cambiamenti all'interno di una famiglia che spesso richiedono una rielaborazione dei modelli utilizzati fino a quel momento. Il bambino che diventa adolescente deve imparare a gestire tre tipi di cambiamento: quello fisico dovuto allo sviluppo puberale; quello mentale dovuto allo sviluppo delle capacità di pensiero che porta ad allargare gli interessi personali e sociali ma anche paure ed inquietudini; quello dell'identità che non è più di un bambino ma neanche quella di un adulto.

Di pari passo ci sono diversi cambiamenti e compiti anche per i genitori su diversi livelli:

  • Come figli e necessario accettare l'invecchiamento della generazione precedente e prendersene cura.
  • Come coniugi, dopo anni passati ad occuparsi del figlio bambino, ci si deve preparare al momento della loro uscita di casa: si ha nuovamente il tempo da reinvestire nel rapporto di coppia e singolarmente si può reinvestire nell'attività lavorativa e nei propri interessi personali e sociali.
  • Come genitori ci si trova a dover gestire un confronto sulle regole, a gestire la paura delle perdite dovute al rinnovato interesse dei figli per il mondo esterno, a un confronto tra i propri ideali e aspettative e il figlio reale che ci pone dinanzi ai suoi desideri. Si deve gestire il cambiamento del nostro ruolo rispetto al figlio/bambino al figlio adolescente.
Quando si parla di adolescenza spesso ci si concentra solo sui figli, invece si tratta di notevoli cambiamenti che coinvolgono l'intera famiglia: i genitori si trovano ad affrontare dei compiti evolutivi che abbracciano molti livelli della loro vita e allo stesso tempo devono rivedere il loro stile educativo e le modalità di rapportarsi ai figli, con tutto lo smarrimento che questo può comportare visto che si tratta di modalità che fino a quel momento funzionavano bene e all'improvviso cominciano a mostrare delle falle.

Si può quindi parlare di compito evolutivo congiunto che impegna la famiglia a trovare un giusto equilibrio tra le spinte adolescenziali e la stabilità familiare.
In una fase così delicata è più facile che si instaurino meccanismi disfunzionali che possono portare difficoltà nella comunicazione, conflitti, litigi ed espressioni di ribellione che non si riesce a controllare. In questi casi lo psicologo può aiutare a comprendere questi meccanismi e ritrovare nuovi equilibri

Sostegno genitoriale

La nascita di un figlio coincide oggi con la costituzione della famiglia ed è ormai quasi l'unico e indiscusso rito di passaggio all'età adulta. Nella società attuale si fanno meno figli che in passato, lo sviluppo della tecnologia ci permette di esercitare un forte controllo sulle nascite ed è sempre più difficile che le gravidanze avvengano per caso, sono sempre più volute e cercate. Questi fattori culturali comportano un aumento delle aspettative riposte nel figlio che spesso diventa l'elemento principale nel definire l'autorealizzazione dei genitori.

Con la nascita del figlio si diventa genitori, ma siamo solo all'inizio di un percorso verso la costruzione di un'identità genitoriale. Obiettivo di questo percorso è la costruzione di un patto genitoriale, che non coincide col patto coniugale, che porti i genitori ad assumersi in modo condiviso la responsabilità per la cura del figlio.

Il figlio appena nato ha bisogno di cure e affetto che gli garantiscano protezione e sicurezza in modo da poter sviluppare quella "base sicura" che gli permetterà poi di rapportarsi senza paure con il mondo esterno. Man mano che il figlio cresce i genitori devono essere capaci di tener conto degli altri bisogni che si sviluppano e che si vanno ad affiancare a quello della sicurezza: gli aspetti emancipativi e quelli regolativi.
Dovranno garantire la sicurezza e nello stesso tempo orientare nella crescita, favorire l'emancipazione e curare gli aspetti regolativi.
Dovranno quindi sviluppare un loro modello educativo che integri aspetti del codice materno e di quello paterno evitando di scivolare nei due estremi della trascuratezza e dell'autoritarismo.
Il rapporto coniugale subisce dei cambiamenti in quanto va integrato con la dimensione genitoriale ed necessaria una legittimazione del ruolo genitoriale del coniuge che sia di reciproco sostegno e riconoscimento. Infine si va a modificare anche il rapporto con la famiglia d'origine, è qui che si definisce il passaggio da figlio a genitore, avviene il riconoscimento di una nuova famiglia che deve differenziarsi da quelle d'origne per continuare la storia familiare.

La transizione alla genitorialità comporta quindi una serie di compiti di sviluppo che impegnano a più livelli le giovani coppie e anche le famiglie d'origine, di conseguenza sono molti i fattori che possono ostacolare questo percorso e far nascere difficoltà o sofferenze. In questi casi una consulenza aiuta a comprendere a quale livello si verifica il blocco e a trovare modalità per superarlo e riprendere il percorso di vita.